domenica 3 marzo 2013

Monti Tambura e Sumbra (1° giorno) EE

Trekking di 2 giorni, impegnativo dal punto di vista fisico, fino ai monte Tambura e Sumbra partendo dal paese di Vagli. (vai al 2°giorno)


DATA: 29 agosto 2008  

PARTENZA: Dalla diga di Vagli (Toscana). La si costeggia arrivando al bivio tra il paese di Vagli di Sopra e Vagli di Sotto.(Noi esattamente abbiamo parcheggiato di fianco all’albergo ristorante “Il Lago” in direzione di Vagli di Sotto e a poche decine di metri dal bivio).



Visualizza Monti Tambura e Sumbra in una mappa di dimensioni maggiori





Stralcio della cartografia interattiva del sito http://www.webmapp.it


ITINERARIO: Albergo “Il Lago”q.585 (A piedi per asfaltata si arriva al bivio tra Vagli di Sotto e Vagli di Sopra e si volta a sinistra in salita per Vagli di Sopra)       Bivio q.649 (Sul bivio statua in ricordo dei caduti nei lavori in cava. A destra indicazioni per Campocatino, Gorfigliano e Camporgiano. Noi a sinistra per Vagli di Sopra)       Vagli di Sopra q.717 (Bivio. A destra indicazioni per Campocatino, Gorfigliano e Monte di Roggio. Noi a sinistra tra le case. Sul bivio una bella fonte)         Deviazione  (Lasciamo l’asfaltata e a destra fra le case saliamo per mulattiera che è CAI 177)       I° Maestà q.830 (Dentro un casotto di pietra)    –     II° Maestà q.906 (Dentro un casotto di pietra)       Campocatino q.984 (L’arrivo è preceduto da alcune vecchie case. Incrocio e cartelli. A destra proviene l’asfaltata da Vagli di Sopra, a sinistra fonte,chiesetta e sentiero CAI 147 per San Viano. Noi dritto sempre per CAI 177. Il nucleo di case di Campocatino è parzialmente ristrutturato)   Piazzola q.1035 (Appena sopra le case di Campocatino. I segni CAI spariscono, seguiamo la traccia a sinistra poi subito a destra in salita)        Bivio q.1644 ( La traccia in salita a sinistra segnata dal CAI porta direttamente sul crinale evitando di andare al vicino Passo della Focoloccia. Noi dritto, la traccia ormai è scomparsa causa lavori in cava)        Passo della Focoloccia q.1642 ( Sotto di noi si vede il Bivacco Aronte. Ora a sinistra per traccia si guadagna il crinale per la vetta del Tambura)        Bivio q.1711 (Si ritrova la traccia che sale dal bivio q.1644 per evitare il Passo della Focoloccia)        Monte Tambura q.1890 ( Omino di sasso sulla vetta. Ora in discesa tra rocce e ghiaie, direzione sud)    –    Passo della Tambura q.1620 (Stretta forcella con cartelli. Scendiamo a destra per mulattiera CAI 35 che è la “Via Vandelli”)    –    Bivio q.1429 ( La “Via Vandelli” prosegue fino al paese di Resceto. Noi a sinistra al vicino rifugio)     –     Rifugio Nello Conti q.1442  (Visibile solo all’ultimo minuto. Ci fermiamo a pernottare).

QUOTA MASSIMA: 1890 m
LUNGHEZZA: 10,7 km
DISLIVELLO TOTALE: 1470 m
DIFFICOLTA: EE

 
NOTE  :
   



Sentieri



 -Qualche semplice tratto attrezzato sul CAI 177 tra Campocatino e il Passo della Focoloccia.

 -Il sentiero CAI 177 da Vagli di Sopra al Passo della Focoloccia è prevalentemente in ombra.

 - Causa la natura attiva delle cave al passo della Focolaccia, i sentieri che salgono al monte Tambura col tempo potrebbero subire variazioni

  
Fonti
Alcune fontane lungo la strada che porta a Vagli di Sopra. 
Fontana a Campocatino.
 

TEMPI RILEVATI:
Tempo
     Totale (ore)
TEMPI RILEVATI:
Tempo
Totale (ore)
Albergo “Il Lago”
0,00
Bivio q.1644
3,05
Bivio q.649
0,10
Passo della Focoloccia
3,10
Vagli di Sopra
0,20
Bivio q.1711
/
Deviazione
0,23
Monte Tambura
3,50
I° Maestà
0,34
Passo della Tambura
4,25
II° Maestà
0,43
Bivio q.1429
4,45
Campocatino
0,53
Rifugio Conti
4,50
Piazzola
0,59







  Monte Tambura e monte Roccandagia visti da Vagli di Sopra

Albergo “Il Lago” q.585 
Bivio q.649
(Sul bivio statua in ricordo dei caduti nei lavori in cava )
Le prime case di Vagli di Sopra
Vagli di Sopra q.717 (Bivio. A destra indicazioni per Campocatino, Gorfigliano e Monte di Roggio. Noi a sinistra tra le case. Sul bivio una bella fonte) 
Deviazione  (Lasciamo l’asfaltata e a destra fra le case saliamo per mulattiera che è CAI 177) 
Deviazione  (Lasciamo l’asfaltata e a destra fra le case saliamo per mulattiera che è CAI 177) 

I° Maestà q.830 (Dentro un casotto di pietra)
Le prime case di Campocatino
Campocatino q.984 
Campocatino q.984 
Campocatino q.984 (particolare dei tetti in pietra )
Campocatino q.984 (piccola cappella )


Lasciamo Campocatino con sentiero CAI 177 verso il passo della Focolaccia

Sul CAI 177: alle nostre spalle Campocatino
Sul CAI 177: alle nostre spalle il monte Roccandagia 
Sul CAI 177
Sul CAI 177: tra gli alberi sbuca la vetta del monte Pisanino 
Sul CAI 177: vista sul passo della Focolaccia 
Sul CAI 177: facili tratti attrezzati

Monte Pisanino visto dal CAI 177 in prossimità del passo della Focolaccia

Particolare del marmo che fuoriesce dal terreno
Cave di marmo al Passo della Focoloccia q.1642 
Cave di marmo al Passo della Focoloccia q.1642
Al Passo della Focoloccia q.1642 
Salita dal passo della Focolaccia alla vetta del monte Tambura 
Salita dal passo della Focolaccia alla vetta del monte Tambura 


Salita al monte Tambura dal passo della Focolaccia

Ultimo tratto di salita alla vetta del monte Tambura
Monte Tambura q.1890 
Monte Tambura q.1890 (in lontananza monte Pisanino )
Discesa dal monte Tambura verso il passo Tambura
Discesa dal monte Tambura verso il passo Tambura
( la vetta è alle nostre spalle )
Discesa dal monte Tambura verso il passo Tambura
( la vetta è alle nostre spalle )

Passo della Tambura q.1620 (Stretta forcella con cartelli) 
Passo della Tambura q.1620 (Stretta forcella con cartelli) 
Scultura di marmo al Passo della Tambura q.1620 
Scendiamo dal passo Tambura per mulattiera CAI 35 che è la “Via Vandelli”
Scendiamo dal passo Tambura per mulattiera CAI 35 che è la “Via Vandelli”


Panorama sul golfo della Spezia nella discesa con la Via Vandelli al rifugio Nello Conti



La storia di Campocatino

Campocatino non fu mai abitato stabilmente, non ebbe mai una sua chiesa ne un suo campanile, quella che si trova attualmente, la cappella di san Viviano è stata costruita solo negli anni sessanta dagli abitanti di Vagli sopra.
Nelle mappe del sei-settecento il villaggio viene indicato con l'espressione "capanne fatte dai vaglini", mentre con il termine Campocatino si intendeva piuttosto fare riferimento alla località.
Nei capitoli della comunità di Vagli sopra del 1761 a Campocatino è riservato il trattamento di "alpe": territorio cioè destinato
ai campi per coltivazioni varie, ai prati e ai poggi, i quali venivano curati due volte l'anno.
Da alcune mappe sembra che le "capanne" di Campocatino, risultino dei Caselli con muri portanti e finestre.
Quello che sappiamo con certezza è soltanto che i vecchi vaglini avevano saputo creare un intero villaggio senza turbare gli equilibri naturali, sfruttando al meglio le risorse ed i materiali reperibili sul posto.
I Caselli sono infatti costruiti in pietra marmorea locale, cementata con calce prodotta in qualche vicina corbella.
Le piastre che ricoprono i tetti provengono ugualmente da una località vicina a Campocatino.
I Caselli di Campocatino hanno svolto per secoli una triplice funzione ;
-   fornivano un riparo ai singoli pastori, o ad intere famiglie durante il periodo dell'alpeggio
-  costituivano un utile magazzino per i prodotti del suolo, raccolti nei territori circostanti, e per gli attrezzi  agricoli
-  riparavano dalle intemperie i piccoli animali (capre e pecore) .

I Vaglini non risparmiarono sacrifici, fatiche e sudori ( e neppure lotte interminabili contro i vicini-nemici di Gorfigliano) ma
la coltivazione delle varie " porchette"(appezzamenti di terra ) di Campocatino fu sempre garantita, e la manutenzione dei caselli fu curata attentamente, di generazione in generazione.
Purtroppo durante l'autunno del 1944 i caselli di Campocatino furono bruciati dai tedeschi, forse perché ritenuti rifugio di partigiani.
Nel dopoguerra le condizioni socio-economiche dei paesani hanno subito un forte cambiamento, in quanto sempre meno erano i pastori, quindi aumentavano i cavatori, i quali stanchi da giornate di lavoro massacranti non si curavano più dei caselli.
Solo negli anni sessanta ci fu un inversione di tendenza, alcuni Vaglisoprini ( i fratelli Pellinacci ) appassionati da questo posto ristrutturarono i loro caselli per trascorrere vacanze, ma questo non fu così per tutti.
Un'altro problema riguarda anche l'autorità del parco preoccupata per le azioni di restauro fatte non solo in economia ma anche in assoluto dispregio di ogni regola paesaggistica, fu costretta ad assumere un atteggiamento molto rigoroso e a rilasciare permessi con il contagocce.
Spesso dei singoli caselli risultano proprietari una vera e propria moltitudine di persone ( anche cinquanta o cento ), alcune delle quali residenti a Vagli, altre a Lucca,Pisa, o addirittura all'estero.

La storia del lago di Vagli
Là dove oggi sorge il Lago di Vagli, un lago artificiale creato da una profonda diga, esisteva un paese dal nome di Fabbriche di Carreggine ormai scomparso perché sommerso dalle acque del bacino. Il paese era stato costruito  nel  XIII secolo, sulle rive del fiume Edron.  Dal 1946 gli abitanti vengono trasferiti in un nuovo paese, Vagli Sotto, oggi sito sul promontorio del lago. Viene così dato il via alla costruzione della diga e alla creazione del lago, sfruttato per usi idroelettrici e come riserva d'acqua per tutta la zona, soprattutto come prevenzione agli incendi che potrebbero colpire le zone circostanti molto boschive. Il lago viene svuotato ogni 10 anni per la manutenzione della diga, ed è solo in questa occasione che il paese riaffiora agli occhi della gente del posto, durante il resto degli anni, le case sono completamente sommerse. L'aspetto del paese, denominato il paese fantasma, è molto suggestivo, frutto di un luogo che, rimasto sommerso per ben 10 anni, non può che riemergere con un'immagine eterea, irreale, deserta, abbandonata, con il campanile dell'antica chiesa romanica di S. Teodoro, ormai in rovina.
 

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